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Cronaca

Pd in chiaroscuro

Inizia oggi il nostro viaggio nell'analisi del voto per le amministrative di domenica. Cominceremo dal Partito Democratico a Trapani. 

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Pd in chiaroscuro
Un risultato in chiaroscuro quello dei dem alle amministrative. In provincia, qualche candidato sindaco ce l’ha fatta, qualche altro no. Poi si arriva nel capoluogo dove l’analisi è più complessa. Il Pd veniva dai disastri di Renzi e soprattutto del suo plenipotenziario Davide Faraone, che ha pensato bene di emulare il suo segretario radendo al suolo ciò che resta dei democratici sull’isola snobbando i territori per consegnarli a suoi protetti senza UN voto UNO, come Carmelo Miceli dalle nostre parti, piuttosto che a Ras del voto che non é difficile immaginare abbandoneranno presto la nave che affonda nel ridicolo disegno del Partito della Nazione con Forza Italia, non a caso le due forze più agonizzanti del panorama politico. Non era facile, dunque, riattrezzare le truppe; a maggior ragione avendo col “asfaltatore” Tranchida con cui scendere a compromessi. Rinunciare al simbolo era la condizione essenziale per poter essere della partita. Tutto sommato, il male minore; già fatto a Palermo con Orlando, non si capisce perché non potesse ripetersi qui. Scelte che in realtà sono state più subite che condivise, ma stava nelle cose. I democratici hanno cominciato le trattative politiche zoppicando; l’incarico di condurle l’aveva Pietro Savona, persona perbene che lo scorso anno fece un ottimo risultato contro Fazio e D’Alì, ma alla fine il cerino gli è restato in mano. Il suo amico di sempre, Baldo Gucciardi, i cui rapporti oggi sono gelidi, avrebbe sposato una nuova sfida con lui in campo, ma il direttore dell’Iacp non se l’è sentita. Poi, troppo tergiversare: prima su Nicola Messina poi su chiunque, al limite, su Galluffo. Candidature deboli e lontane dal mondo democratico che avevano un unico comun denominatore: non si chiamavano Giacomo Tranchida. È inutile girarci intorno, Savona avrebbe fatto di tutto pur di non appoggiare l’ex sindaco di Erice, reo, a torto o a ragione, forse più a ragione…,di non averlo appoggiato nella corsa contro Mimmo Fazio con cui avrebbe stretto un patto elettorale. E le candidature al consiglio? Niente simbolo, liberi tutti. Ed ognuno ha fatto le sue scelte, tutte su misura che faranno entrare a Palazzo Cavarretta ben 4 tesserati dem. Peppe Pellegrino, senza rete, ha accettato la sfida in Demos dimostrando la sua forza elettorale sul territorio; Abbruscato e Greco, nella lista Trapani con Coerenza creata dall’ex fedelissimo di Crocetta che ha raggiunto un ottimo 9%, e finalmente Dario Safina; il fedelissimo dell’ex vicepresidente dell’Ars Camillo Oddo, dopo due surreali quanto evanescenti potenziali primarie a primo cittadino ha tentato, per il secondo anno consecutivo, la strada di un più prosaico scranno consiliare, questa volta centrandolo, nonostante il modesto risultato ottenuto, appena 270, cento voti in meno dello scorso anno ma in una lista “cucita su misura”. Infine, il segretario cittadino, Francesco Brillante. Altra delusione dopo le scorse amministrative; poco più di 300 preferenze ma questa volta con un “pezzo importante di partito” a sostegno. Coerenza vorrebbe che si dimettesse. Non avverrà. Del resto, come dargli torto: in un Paese dove mai nessuno si assume le responsabilità delle sconfitte politiche, anzi, spesso viene premiato, perché questa dovrebbe essere la regola alla periferia dell’Impero. Parafrasando “il Locale” di oggi, non sappiamo quanto Sacro, ma certamente Tranchidiano.

Da telesud3.com

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