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Attualità

Miserendino e le porte girevoli

Quinta tappa del nostro viaggio all'interno dell'antimafia caduta in disgrazia. Oggi, l'arresto del commercialista di Libera.

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Miserendino e le porte girevoli

Dopo l’arresto dell’amministratore-star di Libera, analizzammo le porte girevoli ed il filo unico che lega Miserendino-Libera-Tarondo-Giacalone. Spesso assieme assomigliando tanto a quella sovrastruttura sociale “denunciata” in più occasioni dalla famiglia Borsellino. Convegni, intrecci, “missioni” all’estero, l’ultima negli Stati Uniti con Tarondo, Giacalone, Inguí e l’ex capo della Mobile di Trapani, Linares, a suo tempo assai vicino a questo gruppo, alla Columbia University con l’immancabile seminario antimafia; insomma, un filo rosso che lega questi personaggi l’uno con l’altro in un sodalizio che indubbiamente è “Il” cerchio magico dell’antimafia sul territorio.   

 

Abbiamo scritto che, in particolare nel trapanese, è stata l’ordinanza di custodia cautelare disposta a Luigi Miserendino ad aver destato maggior clamore. Ed il motivo è la sua vicinanza ad un certo mondo, ad iniziare dal fatto di esser stato l’amministratore giudiziario della Calcestruzzi Ericina Libera, azienda icona del mondo antimafia. Il commercialista palermitano, indubbiamente, fa parte di una sorta di “cerchio magico” che è sembrato una sorta di porta girevole con dietro, spesso, gli stessi personaggi. Miserendino è ritenuto, infatti, assai vicino all’associazione di Don Ciotti partecipando ai suoi convegni inneggianti al “Bello dei beni confiscati” con al fianco le massime figure associative ed istituzionali vicine alla realtà del prete torinese. Dal responsabile provinciale di Libera Salvatore Inguí al giornalista Rino Giacalone; quell’Inguí che qualche tempo fa delirava ad una nostra giornalista che ci fosse un disegno “per colpire” Andrea Tarondo per il solo fatto che la redazione avesse deciso di tagliare una sua intervista in occasione di una commemorazione, quando era stata fatta una banale scelta di tempi televisivi. Ma anche Giacalone che qualche giorno fa si sentiva in dovere di sentire Miserendino per farsi rilasciare una intervista che ne magnificasse le qualità dopo che la stampa aveva riportato il cadeu da 3 milioni di euro sul groppone della Calcestruzzi Mannina, fino a poco tempo fa da lui amministrata. Una intervista che stigmatizzava il comportamento di certi siti sempre pronti a “trovare il modo di sparlare dell’antimafia a Trapani” e non invece a denunciare “le vere malefatte delle amministrazioni giudiziarie”. Intervista prontamente riportata su LiberaInformazione, a mó di bollo papale sulla figura di Miserendino, ma decisamente sfortunata visto che appena 5 giorni dopo il Gip Walter Turturici scriveva che era, invece proprio quella dell’ex numero uno della Calcestruzzi Ericina Libera le gestione che riduceva “l’amministrazione giudiziaria ad un mero simulacro”; altra porta girevole. Come quella del sostituto procuratore Andrea Tarondo citato, non a caso, da Inguí; Pm Antimafia assai restio alle partecipazioni pubbliche, tranne quelle di Libera con cui condivide perlomeno il legale. Quell’avvocato modenese Enza Rando, numero 2 dell’associazione, che lo difende a Caltanissetta per dei presunti reati informatici ai danni del marito della collega Rossana Penna, mai indagata al riguardo, in una “guerra” tutta interna a quell”Ufficio che funesta da anni la Procura di Trapani e sulle quale MAI nessuno ha ritenuto di spendere una parola. Figurarsi i siti di cui sopra. Lo stesso legale, Rando, che scendeva a Trapani, nell’ennesima porta girevole, nel tentativo di conciliazione in difesa del direttore di LiberaInformazione Lorenzo Frigerio che si sperticava in un editoriale a sostegno di Giacalone “infangato” ingiustamente. Un editoriale talmente farneticante nei nostri confronti per il quale dovranno risponderne a giudizio. Cosi come lo stesso Frigerio, in questi giorni, é prontamente “andato in soccorso” di Miserendino ricordandone “la brillante carriera” abbozzando, fra le righe, una motivazione sulle presunte omissioni dei doveri d’ufficio dell’amministratore scrivendo che “le intercettazioni andrebbero ascoltate oltre che lette per cogliere le sfumature”, ed invitando il lettore a riflettere su un quesito che evidentemente deve straziare i cuori da quelle parti: Miserendino é un “connivente colpevole o più semplicemente ha avuto paura?” Ci sarebbe da sorridere se non fosse surreale leggere di certi ipergarantismi raramente replicati a certe latitudini. In compenso, il bravo giornalista, è ritornato ad attenzionarci criticando il fatto che abbiamo osato citare “la compagnia di giro” trapanese di Libera con termini, fra l’altro, riportati dalle maggiori testate nazionali sproloquiando sul fatto di “ritenerla responsabile di chissà quali danni o complotti”. Ovviamente, nulla di tutto questo, ma semplicemente osservare che questa “sovrastruttura sociale”, parafrasando la famiglia Borsellino, non sia necessariamente un ben per la società. E Miserendino? Vi raccontiamo un altra porta girevole: il commercialista ha gestito il Gruppo Mannina dal 2009; in pancia aveva lo zero virgola nulla delle quote di Telesud. Ad ogni modo: in tanti anni non si é fatto MAI vedere a nessuna assemblea societaria; MAI ha partecipato ad alcun aumento di capitale. D’un tratto, il solerte amministratore giudiziario riteneva di chiederci una pletora di documentazione preoccupato delle perdite di bilancio. Insomma, macinava milioni di euro di perdite, ed apprendiamo oggi, negli stessi giorni in cui “un vulia cummattere” -nonostante c’avia a cummattere per legge- con “l’indiziato mafioso” Ferdico si preoccupava per perdite d’esercizio di Telesud di poche centinaia di euro. Superfluo sottolineare la singolarità dell’ennesima porta girevole per la quale sino ai noti fatti di cronaca intercorsi fra l’emittente e Libera il solerte commercialista non aveva nulla da ridire sulla gestione. Ma certamente, tutte queste porte girevoli sono frutto della nostra malizia e sono solo coincidenze.    

Da telesud3.com

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