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Cronaca

La guerra del pesce nelle acque del Mediterraneo

Dopo il sequestro dei pescherecci mazaresi, il generale Haftar sfida l’Italia

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La guerra del pesce nelle acque del Mediterraneo

Nessun ferito tra i tredici membri dell’equipaggio dei due pescherecci mazaresi sequestrati la scorsa sera al largo delle coste libiche. Da martedì sera l’Afrodite Pesca e il Matteo Mazarino, si trovano ormeggiati al porto di Ras Al Hilal a est di Bengasi in stato di fermo per una serie di controlli. E’ un nuovo capitolo della “guerra del pesce” che va avanti da oltre 50 anni nelle acque antistanti le coste nordafricane. La Farnesina sta monitorando la situazione in stretto contatto con la nostra ambasciata a Tripoli: “La nostra diplomazia è impegnata affinché l’emergenza si risolva presto e al meglio”, fanno sapere dal ministero degli Esteri.  Intanto il fermo, eseguito da parte della marina del generale Khalifa Haftar, rischia di diventare un “caso politico” . Al contrario di quanto sostenuto dall’Italia, la sedicente Guardia Costiera libica, in un comunicato diffuso ieri afferma che le due imbarcazioni sono state intercettate al largo delle coste di Derna, violando di fatto la sovranità delle acque libiche. “Un copione che si ripete da anni – accusa il sindaco di Mazara, Nicola Cristaldi – I militari libici, saliti sui due natanti, hanno intimato ai comandanti di intraprendere la navigazione verso la costa libica”.  E il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, incalza: “Nella prossima conferenza sulla Libia, in programma a novembre a Palermo, oltre all’immigrazione altro tema da affrontare dovrà essere quello della sicurezza dei nostri pescherecci. Una storia vecchia che si ripropone puntualmente”.

Da telesud3.com

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